martedì 30 giugno 2015

MARIA ZAMBRANO: IL CANTO DELL’AURORA

Aprire un libro di Maria Zambrano significa riconciliarsi con il significato più profondo della vita, legato ad un senso di attesa e di speranza. Le sue parole ci infondono la fiducia, la consapevolezza che dalla notte più buia scaturisce sempre l’Aurora.. Anche il tunnel più lungo si può attraversare e finisce per restituirci alla luce. Ed è una notte oscura quella che Maria Zambrano ha attraversato nei lunghi anni dell’esilio, che la portò lontano dalla sua terra natale, la Spagna, per sfuggire agli orrori scatenanti dalla Guerra Civile.
Maria Zambrano è nata a Velez-Malaga nel 1904 ed è una delle più grandi figure della scena intellettuale del Novecento. Compiuti gli studi di filosofia a Madrid, con Ortega y Gasset, s’impegnò nell’attività universitaria e soprattutto, in quella politica, a fianco delle forze repubblicane spagnole. Visse a lungo in esilio per la sua opposizione al franchismo, risiedendo a Parigi, l’Avana, New York e Roma. Rientrò in Spagna nel 1984, dove visse fino alla morte, avvenuta a Madrid nel 1991. Tra le sue opere più intense tradotte in Italia si ricordano “Chiari del bosco”, “I Beati”, ”La confessione come genere letterario”, ”L’agonia dell’Europa”, ”Verso un sapere dell’anima” “Delirio e destino” “L’uomo e il divino” e “La tomba di Antigone”. Negli anni culminanti della guerra, dall’esilio cubano s’interrogò a lungo sulle sorti dell’Europa, sulle radici della violenza e del totalitarismo, sulla mancata affermazione dei principi liberali, sull’incerto futuro del vecchio continente.
Il pensiero di Maria Zambrano coniuga mirabilmente filosofia e poesia, e riesce a farle dialogare insieme, La sua scrittura fluisce spontanea e pulsa luminosa come un battito cardiaco poichè scaturisce appunto dal cuore, quello che lei chiama “il viscere” più nobile. Grazie a questa conoscenza, la sua scrittura s’incarna in una prosa limpida, luminosa, in grado di trasformare mirabilmente concetti filosofici in visioni poetiche.
Per Maria Zambrano la poesia è un aprirsi all’essere verso dentro e fuori al tempo stesso, è un udire nel silenzio ed un vedere nell’oscurità. Il poeta è povero per eccesso, e vuole condividere il sogno, condividere la solitudine disfacendo i passi, struggendosi come la cera esposta alla fiamma del vivere. Se nel mondo impera il regno della contraddizione, l’uomo continua a ricercare la sua unità dispersa nel regno della molteplicità. Questo lo porta a disnascere perennemente, ovvero a rinascere continuamente. L’esistenza celebra ciò che ha finito di nascere, ciò che non è nato ancora, ciò che non nascerà mai in un canto che attende la venuta della luce .
L’aurora appare sempre sul confine, lì dove termina la notte ed il chiarore del nuovo giorno risveglia nell’animo umano la sete dell’Illimitato. Solo aprendosi all’illimitato, all’ardenza perpetua dell’essere e alla sua chiamata ineludibile possiamo rinnovare i palpiti del nostro sentire attraverso quella che Maria Zambrano chiama l’intelligenza del cuore. Sulla terra ci sono creature aurorali che annunciano la luce del giorno ed esse sono i poeti, i mistici, i profeti, che attraversando il tempo annunciano l’avvento di un nuovo sentire.
Come l’Aurora giunge sorprendendoci sempre, così la poesia è stupore, scoperta, dono venuto dal cielo.
Ma la poesia germina e nasce nell’Ombra e solo nell’oscurità della notte crescono quelle radici di luce che porteranno allo sbocciare del Sole.
Ogni conoscenza è frutto di dolore, di perdita, di abbandono e solo oltrepassando questa soglia potremo penetrare il mistero dell’essere, per trasformare ogni abbandono in un dono luminoso, un canto che risveglia la luce.
Il sapere dell’anima è frutto di lunghi patimenti, di una lenta ed oscura gestazione che germoglierà nel canto di una visione splendente.
Maria Zambrano nelle sue opere e con la sua esperienza esistenziale diviene messaggera dell’Aurora e c’insegna filosoficamente la Speranza, soglia poetica di nuovi mondi a venire.

FINA GARCIA MARRUZ: NASCERE SECONDO LO SPIRITO

Fina Garcia Marruz (La Habana, 28/4/1923) è una poeta e studiosa di letteratura cubana.
Si laurea in Scienze Sociali all’università de La Habana nel 1961. Ha vinto nel 1990 il Premio Nazionale di Letteratura, nel 2007 il premio Iberoamericano di poesia Pablo Neruda e nel 2011 il premio Reina Sofia di Poesia Iberoamericana. Insieme al marito, il poeta Cintio Vitier, partecipò al gruppo di poeti della rivista “Origenes” (1944-1956) creata da José Lezama Lima.

E’ stata tradotta in varie lingue e tra le sue numerose opere ricordiamo Transfiguración de Jesús en el Monte ”(1947), “Las miradas perdidas”(1951), Visitaciones (1970), Viejas melodías, Caracas, 1993, “Entre el alba y la aurora” (2004) traduzione italiana di Nicola Licciardello “La spada intatta”ed Marietti 2007.

C’è sempre tra un allievo ed un maestro autentici un profondo rapporto d’amore che consiste in un passaggio di consegne e nella possibilità da parte dell’allievo di diventare autenticamente se stesso e non un mero trasmettitore del pensiero di chi ha tanto ammirato e grazie al quale è cresciuto. Ogni maestro degno di questo nome sa che il dono della sua parola risuonerà nell’allievo con tonalità nuove e che i semi gettati nel suo cuore germoglieranno producendo nuove piante e nuovi frutti.

Si tratta di una filiazione che avviene non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.
Così è accaduto nella relazione tra Maria Zambrano e Fina Garcia Marruz, la sua allieva cubana, durante il decennio che la filosofa spagnola trascorse in esilio a La Habana.
In quegli anni Maria Zambrano intrattenne con Fina Marruz ed altri giovani intellettuali cubani, tra cui Josè Lezama Lima, direttore della rivista “Origenes”, degli scambi culturali significativi e privilegiati.
A proposito di quegli anni intensi trascorsi in continuo dialogo con la filosofa, Fina dice “Non passerà mai per noi l’ombra lieve di quelle notti indimenticabili in quell’Habana con lo sfondo azzurrissimo del mare, la cui brezza per Maria portava le ali di una Vittoria decapitata da altri venti impetuosi e che allora riuniva le nostre teste così giovani con quella della nostra amica, venuta da lontano per rimanere sempre con noi, innamorati come lei di ciò che è sul punto di nascere.”

Fina Marruz realizza nella sua poesia il messaggio filosofico della Zambrano, la sua capacità di soffrire con amore e di riuscire a mantenere il silenzio nella parola. Questa capacità di restare nell’attesa e nella speranza, coltivando un’esistenza schiva eppure vigile le donano una voce poetica delicata e profonda che le permette di attraversare la nostalgia mantenendo integra la nitidezza del suo sguardo.

YO QUIERO VER...

Yo quiero ver la tarde conocida,

el parque aquel que vimos tantas veces.

Yo quiero oír la música ya oída

en la sala nocturna que me mece


el tiempo más veraz. Oh qué futuro

en ti brilla más fiel y esplendoroso,

qué posibilidades en tu hojoso

jardín caído, infancia, falso muro.


¡Sustancia venidera de la oscura
tarde que fue! ¡Oh instante, astro velado!

Te quiero, ayer, mas sin nostalgia impura,


no por amor al polvo de mi vida,

sino porque tan sólo tú, pasado,

me entrarás en la luz desconocida.

Si tratta di un soliloquio a mezza voce in cui la semplicità simbolica dei temi della sua poesia sono ammantati da un significato misterioso in cui immanenza e trascendenza dialogano insieme. Nei suoi versi s’intravvedono bagliori fugaci assetati d’infinito, l’intimità che si coniuga alla coscienza storica, nella ricerca di un’arte sempre autentica che non diviene mai retorica celebrativa. Il profondo per lei altro non è che ciò che si manifesta nell’essenza luminosa ed umbratile del vivere. Fina Garcia Marruz partecipa alle cose comuni della quotidianità come fossero la cifra del più elevato mistero.

Ahora que el tiempo hacia otras hojas arde
redescubro su tinta poderosa,
las triviales nociones prestigiosas,
su austera voz que llega ya muy tarde.
Da “Cae la tarde”

Juan Gelman - Rubrica "Assaggi di poesia Ispanoamericana"

Il sesto grande autore della letteratura ispanoamericana che vi introduciamo è Juan Gelman (1930-2014), poeta e giornalista argentino, nato a Buenos Aires da immigrati ebrei. Partecipó al gruppo di matrice comunista “El pan duro” e, nel 1963 sotto la dittatura di Guido, fu incarcerato per la sua fede politica. Si avvicinò co tempo alle Fuerzas Armadas Revolucionarias di matrice peronista-guevarista. Fece parte anche della rivista “Crisis” (1966-75) attraverso la quale entrò in contatto con intellettuali del calibro dell’uruguaiano Eduardo Galeano. La “guerra sucia” in Argentina lo costrinse ad un esilio di dodici anni (deciso dal suo stesso gruppo politico per poter orchestrare, dall’estero, delle tività di opposizione alla repressione) e gli strappò un figlio, Mrcelo Ariel, ed una nuora incinta, che tuttoggi figurano tra i 30.000 desaparecidos che il governo argentino produsse tra il 1976 e il 1983, anno del ritorno alla democrazia. Nel 1990 vennero identificati i resti del figlio, ucciso con un colpo alla nuca e sepolto in un bidone riempito di sabbia e cemento. Nel 1999 Gelman ritrovò la nipote, nata durante la detenzione dei suoi genitori e data clandestinamente in adozione ad una famiglia di Montevideo. Insieme alla ragazza Gelman portò avanti una battaglia per il riconoscimento dei diritti giuridici dei figli di desaparecidos. Il sistema dei sequestri e delle detenzioni e torture nei centri clandestini nascosti in tutto il paese avevano lo scopo di parallizzare l’opinione pubblica ed evitare un qualsiasi dissenso. Al riguardo lo scrittore sostenne che come poeta aveva ritrovato nella soggettività del pensiero gli spazi in cui continuare a coltivare l’amore per la vita. Estremo sostenitore della funzione “sociale” della poesia come difesa della memoria, Juan Gelman seguí la linea della poesia “impura” di Neruda. Negli anni lontani dall’Argentina vise a Roma, Ginevra, Madrid, Managua, Parigi, New York. Nel 1997 ricevette il Premio Nacional de Poesía mentre viveva in Messico e tra i suoi numerosi riconoscimenti si conta anche il Premio Cervantes. La sua opera, raccolta in testi come “Bajo la lluvia ajena” (1980) e “La abierta oscuridad” (1993) è stata tradotta in dieci lingue. Per i titoli di altre opere e un approfondimento biografico si rimanda all’antologia citata o ad altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questo autore. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito, tratti dalla poesia “Ritorni”: “E così sei tornato./ Come se non fosse successo nulla./ Come se il campo di concentramento, no./ Come se non fossero 23 anni/ che non sento più la tua voce ne ti vedo./ Sono tornati l’orsetto verde, il tuo/ soprabito lunghissimo ed io/ padre di allora./ (...) Torni e ritorni/ ed io devo spiegarti che sei morto.//

Silvia Favaretto

lunedì 29 giugno 2015

Gonzalo Rojas - Rubrica "Assaggi di poesia Ispanoamericana"

Il quinto grande autore della letteratura ispanoamericana che vi introduciamo è Gonzalo Rojas (1917-2011), cileno, figlio di un minatore e in gioventù lui stesso dedito a questa professione, impiegava le sue ore libere ad insegnare ai colleghi a leggere e scrivere. Gli studi di legge e letteratura lo portarono con gli anni a divenire professore universitario di estetica letteraria e direttore del dipartimento di spagnolo dell’Università di Concepción. Occupò anche incarici diplomatici a Cuba e in Cina, inoltre esercitò la docenza negli Stati Uniti e, durante la dittatura di Pinochet, in Germania e in Venezuela. La sua poesia, pervasa da una straordinaria vitalità, presenta continue dualità: vita e morte, spirito e materia, linguaggio poetico e linguaggio colloquiale. La critica lo ha inserito nel gruppo surrealista raccolto attorno alla Rivista “La mandrágora” e nella Generación del ’38, assieme a Nicanor Parra, dal quale carpì l’aspetto dissacrante dell’antipoesia. Ma altre furono le sue –dichiarate- influenze: da San Juan de la Cruz e Santa Teresa d’Avila, a George Bataille, per giungere a Catullo. Anche se la sua opera esordì con stilemi delle avanguardie spaziò ben oltre, fino ad approdare all’esistenzialismo di Unamuno. I suoi temi sono principalmente l’amore, la strenua difesa della bellezza, la ricerca d’assoluto, finanche a un raffinato erotismo. Oltre ad essere un apprezzato letterato, Rojas si distinse anche come organizzatore di eventi culturali per la diffusione della cultura: ai festival da lui voluti parteciparono, tra gli altri, Allen Ginsberg e Mario Vargas Llosa. La sua carriera venne anche contrassegnata da alcuni tra i più prestigiosi premi letterari in lingua spagnola: il Reina Sofía e il Cervantes. Tra i suoi libri più apprezzati ricordiamo “Transtierro” (1979) e “Río Turbio” (1996). Per i titoli di altre opere e un approfondimento biografico si rimanda all’antologia citata o ad altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questo autore. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito, tratti dalla poesia “Carbone”: È lui. Sta piovendo./ È lui. Mio padre arriva zuppo. È odore/ di cavallo zuppo. È Juan Antonio/ Rojas su di un cavallo che attraversa il fiume./ (...) Madre, sta per arrivare: apriamo il portone,/ dammi quella lanterna, voglio andargli incontro io/ prima dei miei fratelli. Lascia che gli porti un buon bicchiere di vino/ così che si ristori, e mi stringa in un bacio,/ e mi punga con gli aghi della sua barba./ (...) Ah, minatore immortale, questa è la tua casa/ di rovere, che hai costruito tu stesso. Vieni avanti:/ sono venuto ad aspettarti, io sono il settimo/ dei tuoi figli. Non importa/ che siano passate tante stelle nel cielo di questi anni,/ che abbiamo seppellito tua moglie in un terribile agosto,/ perché tu e lei siete moltiplicati. Non/ importa se la notte è stata ostile/ per entrambi./ Entra, non restare lì/ a guardarmi, senza vedermi, sotto alla pioggia.//

SILVIA FAVARETTO

domenica 28 giugno 2015

Idea Vilariño - Rubrica "Assaggi di poesia Ispanoamericana"

Il quarto grande autore della letteratura ispanoamericana che vi introduciamo è una donna, Idea Vilariño
(1920-2009), uruguaiana, poetessa, critica letteraria e compositrice di canzoni. Nata in seno ad una famiglia anarchica a appassionata delle arti, Idea riscosse un immediato successo con la pubblicazione della sua prima plaquette “La supplicante” ad appena 25 anni. Questo precoce riscontro la avvicinò agli ambienti letterari che la misero in contatto con il suo coetaneo Mario Benedetti al quale la legò una eterna amicizia (i due morirono, già anziani, a pochi giorni di distanza) e collaborazione nelle riviste “Número”, “Marcha” e “Brecha”. Conobbe personalmente anche Pablo Neruda e Juan Carlos Onetti intrecciando con quest’ultimo un’appassionata relazione amorosa. Oltre a Neruda, la critica riconosce nell’opera della Vilariño l’influenza di Rubén Drío, Novalis, Baudelaire, Quevedo, Valery e Vallejo. In seguito alla precoce morte dei genitori e di uno dei suoi fratelli, sviluppò nei suoi versi la problematica del dolore di vivere, il silenzio, ma anche il topos della notte e dell’amore. Viaggiò anche in Europa e, negli anni 60 a Cuba, aderendo agli ideali della Rivoluzione. I tormenti dell’umanità in senso politico-sociale appaiono anche in molte sue poesie come ad esempio nella raccolta “Pobre mundo” (1966). La sua è una poesia dal ritmo cadenzato ed elegante, prossima alla lirica colloquiale per la presenza degli oggetti del quotidiano, e viene inserita generalmente nella tradizione della poesia erotica latinoamericana seguita agli anni dele seconde avanguardie, ma il suo valore viene riconosciuto ben oltre qualsiasi incasellamento critico. Per i titoli di altre opere e un approfondimento biografico si rimanda all’antologia citata o ad altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questa autrice molto amata, premiata e citata pur essendo lei molto schiva e reticente al rilascio di interviste. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito, tratti dalla poesia “L’incontro”: Tutto ti appartiene/ è per te/ va verso la tua mano il tuo orecchio il tuo sguardo / ci andava / ci andò / sempre andò / ti cercava e ti cercava / ti cercò prima / sempre / dalla notte esatta / in cui fui concepita. / Era per te che piangevo appena nata / imparavo te a scuola / ti amavo nelle cotte di allora / e negli altri. / (...) Tutto stava giungendo / in cammino / cieco / arreso / verso il luogo dove saresti passato / perché tu lo trovassi / perché lo calpestassi. //

SILVIA FAVARETTO

sabato 27 giugno 2015

Nicanor Parra - Rubrica "Assaggi di poesia Ispanoamericana"

Il terzo grande autore della letteratura Ispanoamericana che vi introduciamo è Nicanor Parra (1914), cileno,
nato a Chillan nel seno di una famiglia che amava il folclore e la musica: sua sorella è infatti la famosa Violeta Parra. Esordí nel 1937 con la raccolta “Cancionero sinnombre”, dal quale si intuiva immediatamente la posizione antitetica di Parra rispetto alla tradizione nazionale di Neruda, Huidobro o la Mistral. La prima produzione poetica di Parra è infatti, sotto l’influenza delRomancero Gitano di García Lorca, incentrata su temi popolari e densa di linguaggio colloquiale, locuzioni, proverbi e ritornelli, come sarà anche la sua poesia futura. Da qui prenderà il via la sua ricerca poetica denominata da lui stesso “antipoesia”, in cui l’autore utilizza l’ironia, la parodia e il lessico dei Mass Media (in un’acerrima critica agli stessi), respingendo il registro alto e il tono solenne della poesia tradizionale. Professore universitario, si dedicò anche alla fisica e alla cosmologia, entrando in contatto, all’estero, con Eliot, Pound e Whitman, che lo influenzarono. Col passare degli anni, le nuove raccolte come “Los profesores” (1971), “El antilázaro” (1981) e Poemas para combatir la calvicie (1993), tra i tanti, rendono evidente l’inasprirsi della sua posizione, con laridicolizzazione della figura del poeta, un uso sempre più diffuso dellohumor nero e del sarcasmo, caratteristiche che gli procurarono numerosiaccoliti, tra i quali poeti celebri come Ernesto Cardenal e Roque Dalton, rendendolo iniziatore di una nuova modalità poetica, una strada poco transitata in Latinoamerica fino a quel momento e da lui magistralmente arata e seminata e che darà ottimi frutti. Sempre pronto a mettere in discussione la sua stessa poetica, Parra non è mai stato legato a nessun partito politico, pur non risparmiando rischiose critiche nei confronti della dittatura cilena di Pinochet, sotto la quale venne censurato il suo libro “Chistes para desorientar a la policía/ poesía” (1983). Per le altre numerose opere e un approfondimento biografico si rimanda all’antologia citata o a numerose altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questo autore. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito: La poesia mi ha mollato/ Non dico di essere io a chiudere/ non mi faccio illusioni riguardo a ciò/ volevo continuare a scrivere poesie/ ma mi è finita tutta l’ispirazione./ La poesia si è comportata bene/ sono io che mi sono comportato malissimo./ Cosa ci guadagno a dire/ che mi sono comportato bene/ che è stata la poesia a comportarsi male/ quando sapete benissimo che sono io il colpevole./ É giusto che mi succeda, perché sono stato un idiota!/ La poesia si è comportata bene/ sono io che mi sono comportato malissimo/ la poesia mi ha mollato.//

SILVIA FAVARETTO

venerdì 26 giugno 2015

Mario Benedetti - Rubrica "Assaggi di poesia Ispanoamericana"

Il secondo grande autore della letteratura ispanoamericana che vi introduciamo è Mario Benedetti (1920-
2009), uruguaiano ma figlio di genitori d’origine italiana. In gioventù lavorò come impiegato in un ufficio pubblico, esperienza che descriverà nei suoi più celebri racconti ma anche nella sua produzione poetica, come ad esempio in “Poemas de la oficina” (1956). Fondatore della rivista “Marginalia”, fu anche drammaturgo e saggista, con una cinquantina di libri pubblicati e tradotti in 23 lingue. Nella sua produzione in prosa si distinse per la critica alla massificazione della società e i conflitti tra l’essere umano e le strutture sociali che lo ingabbiano. Dato il suo impegno politico dovette fuggire dall’Uruguay piagato dalla dittatura per soggiornare a Cuba, in Argentina,Perú, Messico e Spagna. La critica inserisce la sua produzione in versi nell’ambito della poesia prosaica e colloquiale, in cui s’indaga l’esperienza dell’uomo comune, i conflitti sociali e la realtà cittadina, a cui si aggiungono le coppie dicotomiche vita-morte, amore-odio, esilio-desexilio, termine da lui stesso coniato, in cui si dibatte la tensione fra avere e non avere rifugio, abitare o essere abitato. La tenerezza, la compassione, l’ironia, e un radicale carattere “antiprofetico” rappresentano sinteticamente la cifra stilistica dei versi che hanno reso questo autore uno tra gli scrittori latinoamericani più lette e amati in assoluto. Come bibliografia citerò qui solo una edizione italiana che raccoglie i migliori versi di Benedetti: Inventario. Poesie 1948-2000, a cura di M. L. Canfield, Firenze, 2001. Per le altre numerose opere e un approfondimento biografico si rimanda all’antologia citata o a numerose altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questo autore. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito: La mia tattica è guardarti/ apprendere come sei/ volerti bene come sei// la mia tattica è parlarti/ e ascoltarti/ costruire con parole/ un ponte indistruttibile// la mia tattica è restarmene nei tuoi ricordi/ non so come e tantomeno so/ con quale pretesto/ ma restare in te// (...) la mia strategia è che un giorno qualunque/ non so come e tantomeno so/ con quale pretesto/ alla fine tu abbia bisogno di me.

SILVIA FAVARETTO

giovedì 25 giugno 2015

Octavio Paz - Rubrica "Assaggi di poesia Ispanoamericana"

Il primo grande autore della letteratura ispanoamericana che vi introduciamo è Octavio Paz (1914-1998),
intellettuale messicano e Premio Nobel per la letteratura nel 1990. Uomo di lettere prodigo su vari fronti, saggista e traduttore dall’inglese e dal francese, animatore di diverse riviste letterarie, partecipò inizialmente al gruppo della rivista “Taller” (1939-41) per poi dirigere “Plural” (1971-76) e “Vuelta” (1976). Per quanto riguarda la sua produzione poetica, i suoi primi esiti (Luna silvestre, 1933) sono influenzati dalla poesia barocca, per poi sfociare nell’impegno politico che lo contraddistinse sempre, in testi come “Raízdel hombre” (1937) e “¡No pasarán!” (1937), scritto, quest’ultimo, nell’anno in cui si è recato, assieme alla moglie Elena Garro, scrittrice anch’essa, al Congresso internazionale degli scrittori antifascisti di Valencia, in Spagna. Pur appassionandosi alle rivendicazioni repubblicane, Paz riesce a mantenersi lontano da qualsiasi “ismo” e da qualunque forma di retorica. Scrisse all’estero “Libertad bajo palabra” (1949) e “¿Águila o sol?” (1951) pubblicando al suo ritorno in Messico“Piedra de sol” (1957), uno dei suoi libri più intensi, di cui vorremo condividere alcuni stralci tradotti in questa rubrica. La sua vita degli anni successivi è ricca di avvenimenti e nuovi scritti di saggistica e poesia: per conoscerli si rimanda all’antologia citata o a numerose altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questo autore. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito: “(...) vago per il tuo corpo come per il mondo/ il tuo ventre è una piazza soleggiata,/ i tuoi seni due chiese in cui officia/ il sangue i suoi misteri paralleli,/ i miei sguardi ti coprono come edera, / sei una città assediata dal mare,/ una muraglia divisa dalla luce/ in due metà color pesca,/ un luogo di sale, rocce e uccelli/, sotto la legge del mezzogiorno assorto,/ vestita del colore dei miei desideri/ come il mio pensiero vai nuda/ (...)”

SILVIA FAVARETTO

martedì 2 giugno 2015

Dalla Plaquette Monografica LUNA CALANTE Latinas e Chicanas 2015 - BARBARA BRINSON CURIEL

BARBARA BRINSON CURIEL (si sente identificata come Chicana - discendenza Mexicoamericana)

ha pubblicato, tra gli altri: Speak to Me from Dreams (1989) e Mexican Jenny and Other Poems (2012).
 

QUIROMANTE

Mete tus manos
en agua
entintada.

El residuo
de aceite
que brota
desde el distante fondo del mar

de plumas amasadas
de escamas astilladas

descansa en las palmas de tus manos—
un estigma,
se acomoda en las líneas de la vida

predice un futuro
que no soporto
leer.


CHIROMANTE

Metti le mani
in acqua
inchiostrata.

Il residuo
d’olio
che fuoriesce
dal distante fondale marino

di piume inzaccherate
di squame scheggiate

riposa nel palmo delle tue mani-
una stimmata,
si sistema nelle linee della vita

predice un futuro
che non sopporto

di leggere.


Per il numero completo cliccare

Dalla Plaquette Monografica LUNA CALANTE Latinas e Chicanas 2015 - KARLA COREAS

KARLA COREAS (si sente identificata come Latina - originariamente proviene da El Salvador)

ha pubblicato: Tarde en Manhattan (2012) e Como dos perfectos extraños (2014).

 
PARA ALICIA

En el jardín de violetas está sentada,
Terciopelo entre ramas.
Un viento suave la acaricia.
Silencio.
El rocío la humedece,
Ella juega con violetas
- Pobre Alicia en el paraíso de la ilusión.
Debería conocer el país de las picardías.


PER ALICE

Nel giardino di viole sta seduta,
Velluto tra i rami.
Un dolce vento l’accarezza.
Silenzio.
La rugiada la inumidisce,
Lei gioca con le viole
- Povera Alice nel paradiso dell’illusione.

Dovrebbe invece conoscere il paese delle furbate.


Per il numero completo cliccare

Dalla Plaquette Monografica LUNA CALANTE Latinas e Chicanas 2015 - LUCHA CORPI

LUCHA CORPI (si sente identificata come Chicana - discendenza Mexicoamericana)

ha pubblicato, tra gli altri: Variaciones sobre una tempestad/Variations on a Storm (1990) e Palabras de mediodía/Noon Words (2001).
 

ONCE

A la flor de fantasía
tu mirada se extiende
como un tapiz verde y ancho
por mi pensamiento.
Tu boca me sabe a azul
un azul salado y nocturno
y tu cara morena es
un verso de carne
que me sale a los labios.

Mas
al filo del alba
cuando la corporación de la carne
cae en bancarrota
y la orgía civilizada de la luz
comienza
tu recuerdo vuelve a ser
un niño con frío
en la negativa del tiempo.


ONCE

Verso il fiore della fantasia
si estende il tuo sguardo
come un tappeto verde ed ampio
per il mio pensiero.
La tua bocca mi sa di blu
un blu salato e notturno
e il tuo volto abbronzato è
un verso di carne
che mi esce dalle labbra.

Ma
al filo dell’alba
quando la corporeità della carne
cade in bancarotta
e l’orgia civilizzata della luce
comincia
il tuo ricordo torna ad essere
un bambino che ha freddo
nel negativo del tempo.


Per il numero completo cliccare

Dalla Plaquette Monografica LUNA CALANTE Latinas e Chicanas 2015 - DIANA GARCIA

DIANA GARCIA (si sente identificata come Chicana - discendenza Mexicoamericana)

ha pubblicato, tra gli altri: When Living Was a Labor Camp (2000).

 
HILERAS DE ALGODÓN, SÁBANA DE ALGODÓN

Esparcidos en la parte de atrás de un camión de plataforma
mecemos azadones, nuestras mentes parcelan hileras
de algodón que deben ser cortadas para el mediodía. El amanecer
atorado en el aire. Pájaros negros zumban en los sauces.

Adelante un tráiler para caballos a lo largo del camino.
Protegidos por la juventud y las veraniegas corrientes de viento
no nos importa. Llegaríamos tarde, bromeamos,
atascados por una yegua preñada arropada en sábanas.

Más tarde espaldas al sol, paliacates amarrados
para darnos sombra, encaje de hendiduras en las manos;
después cuando el contratista
nos hace trabajar durante el almuerzo sin agua; nuestras secas lenguas
maldicen a esa yegua en sábanas de algodón
traídas para recibir al potrillo en las siluetas de verano.


FILIERA DI COTONE, LENZUOLO DI COTONE

Sparpagliati nella parte posteriore di un camion rimorchio
dondoliamo le zappe, le nostre menti suddividono filiere
di cotone che devono essere tagliate per mezzogiorno. L’alba
trattenuta nell’aria. Passeri neri fischiano tra i salici.

Davanti un trailer per cavalli lungo il cammino.
Protetti dalla gioventù e le correnti estive di vento
non ci impota. Saremmo arrivati tardi, scherzammo,
bloccati da una cavalla incinta avvolta nelle lenzuola.

Più tardi le schiene al sole, fazzoletti intrecciati
per farci ombra, ricami di fessure nelle mani;
dopo quando l’appaltatore
ci fa lavorare durante il pranzo senza acqua; le nostre lingue secche
maledicono quella cavalla nelle lenzuola di cotone

portate per ricevere il puledrino tra le ombre dell’estate.


Per il numero completo cliccare

Dalla Plaquette Monografica LUNA CALANTE Latinas e Chicanas 2015 - GABRIELLA GUTIERREZ Y MUHS

GABRIELLA GUTIERREZ Y MUHS (si sente identificata come Chicana - discendenza Mexicoamericana)

ha pubblicato: A Most Improbable Life (2002)

 
MEDUSA

Su pelo rizado
Ilimitados signos de interrogación.
No sólo su vello púbico
mas todas sus protecciones.
Su bigote finamente acrecentado
sobre sus ojos
aliento y vista juntos
hablan una larga línea de armaduras
navajas, cera y pinzas.

¿Por qué siempre
mutilamos nuestro crecimiento?
Preguntó ella
al unísono con su
otra voz
la lampiña
la fría y necesitada.
 


El pelo, pensó, es
la puntuación corporal
al tiempo que esparcía crema
depiladora en sus pensamientos.


MEDUSA

I suoi peli ricci
Infiniti punti di domanda.
Non solo il suo pelo pubico
ma tutte le sue difese.
I suoi baffetti finemente cresciuti
sopra ai suoi occhi
alito e vista assieme
parlano una lunga serie di armature
rasoi, cerette e pinze.

Perchè sempre
mutiliamo la nostra crescita?
Ha domandato lei
all’unisono con
l’altra sua voce
quella glabra
fredda e bisognosa.

Il pelo, pensò, è
la punteggiatura del corpo
mentre spalmava la crema
depilatoria sui suoi pensieri.


Per il numero completo cliccare

Dalla Plaquette Monografica LUNA CALANTE Latinas e Chicanas 2015 - MARIA MIRANDA MALONEY

MARIA MIRANDA MALONEY (si sente identificata come Chicana - discendenza Mexicoamericana)

ha pubblicato, tra gli altri: The City I Love (2011) e The Lost Letters of Mileva (2014).

 
24

Esparzo
      mi edad como el otoño
      bajo los árboles—

      el color endurece, la forma se suaviza

      el viento lo lleva todo

                             Llévame


24

Spargo
la mia età come l’autunno
sotto gli aberi-

il colore indurisce, la forma s’addolcisce

il vento si porta via tutto

Portami via


Per il numero completo cliccare

Dalla Plaquette Monografica LUNA CALANTE Latinas e Chicanas 2015 - CELINA VILLAGARCIA

CELINA VILLAGARCIA (si sente identificata come Latina - discendenza Mexicoamericana)

ha pubblicato: Pulp (2013).


ESPERANDO EL REGRESO

Yo -
enciendo obsidiana
            fuego blanco que lame
la carne
- gota de agua
que cae a la seca tierra
desaparezco en
los labios
                        satisfaciendo
            esta sed
- brisa
que levanta
tu vigoroso cuerpo
al
viento
te sostengo mientras
suspendido
flotas - etéreo
te llevo                      al campo
donde esperarás


ASPETTANDO IL RITORNO

Io -
accendo ossidiana
bianco fuoco che lecca
la carne
- goccia d’acqua
che cade sulla secca terra
sparisco sulle
labbra
soddisfacendo
questa sete
- brezza
che alza
il tuo vigoroso corpo
al
vento
ti sostengo mentre
sospeso
galleggi - etereo
ti porto                      al campo
dove aspetterai


Per il numero completo cliccare

lunedì 1 giugno 2015

LUNA CALANTE Plaquette Monografica Latinas e Chicanas 2015

LUNA CALANTE Plaquette Monografica Latinas e Chicanas 2015
Le poesie sono di BARBARA BRINSON CURIEL, KARLA COREAS, LUCHA CORPI, DIANA GARCIA, GABRIELLA GUTIERREZ Y MUHS, MARIA MIRANDA MALONEY, CELINA VILLAGARCIA.

La musica è degli AZTLAN

L'immagine di copertina è di POLA LOPEZ




Leggi, Stampa o Scarica il Pdf


Versione ascoltabile (File Mp3)
Ascolta o Scarica



Versione scaricabile (File Pdf)
Leggi o Scarica



Versione stampabile (Formato A4)
Leggi o Stampa



Versione iBook
Leggi o Scarica



Versione Podcast
Ascolta o Iscriviti


Video/Lettura


Per vedere gli altri numeri della collana LUNA CALANTE 



E' POSSIBILE RICEVERE NOTIFICA MAIL DELL'USCITA DELLA NUOVA PUBBLICAZIONE 
(CON LINK PER SCARICARE I VARI FORMATI)