domenica 28 giugno 2015

Idea Vilariño - Rubrica "Assaggi di poesia Ispanoamericana"

Il quarto grande autore della letteratura ispanoamericana che vi introduciamo è una donna, Idea Vilariño
(1920-2009), uruguaiana, poetessa, critica letteraria e compositrice di canzoni. Nata in seno ad una famiglia anarchica a appassionata delle arti, Idea riscosse un immediato successo con la pubblicazione della sua prima plaquette “La supplicante” ad appena 25 anni. Questo precoce riscontro la avvicinò agli ambienti letterari che la misero in contatto con il suo coetaneo Mario Benedetti al quale la legò una eterna amicizia (i due morirono, già anziani, a pochi giorni di distanza) e collaborazione nelle riviste “Número”, “Marcha” e “Brecha”. Conobbe personalmente anche Pablo Neruda e Juan Carlos Onetti intrecciando con quest’ultimo un’appassionata relazione amorosa. Oltre a Neruda, la critica riconosce nell’opera della Vilariño l’influenza di Rubén Drío, Novalis, Baudelaire, Quevedo, Valery e Vallejo. In seguito alla precoce morte dei genitori e di uno dei suoi fratelli, sviluppò nei suoi versi la problematica del dolore di vivere, il silenzio, ma anche il topos della notte e dell’amore. Viaggiò anche in Europa e, negli anni 60 a Cuba, aderendo agli ideali della Rivoluzione. I tormenti dell’umanità in senso politico-sociale appaiono anche in molte sue poesie come ad esempio nella raccolta “Pobre mundo” (1966). La sua è una poesia dal ritmo cadenzato ed elegante, prossima alla lirica colloquiale per la presenza degli oggetti del quotidiano, e viene inserita generalmente nella tradizione della poesia erotica latinoamericana seguita agli anni dele seconde avanguardie, ma il suo valore viene riconosciuto ben oltre qualsiasi incasellamento critico. Per i titoli di altre opere e un approfondimento biografico si rimanda all’antologia citata o ad altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questa autrice molto amata, premiata e citata pur essendo lei molto schiva e reticente al rilascio di interviste. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito, tratti dalla poesia “L’incontro”: Tutto ti appartiene/ è per te/ va verso la tua mano il tuo orecchio il tuo sguardo / ci andava / ci andò / sempre andò / ti cercava e ti cercava / ti cercò prima / sempre / dalla notte esatta / in cui fui concepita. / Era per te che piangevo appena nata / imparavo te a scuola / ti amavo nelle cotte di allora / e negli altri. / (...) Tutto stava giungendo / in cammino / cieco / arreso / verso il luogo dove saresti passato / perché tu lo trovassi / perché lo calpestassi. //

SILVIA FAVARETTO

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