giovedì 15 gennaio 2015

“Sueños de Origami”, Perla Rivera, Goblin editores, Tegucigalpa, 2014

“Origami” è l’antica arte orientale della costruzione di figure piegando la carta. Un oggetto inanimado con un foglio bianco di carta, si anima attraverso una semplice manipolazione umana, esattamente come in qualsiasi forma d’arte, che da un semplice supporto acquisisce forma, incanto e vita, grazie a una qualche idea e azione ingegnosa di un essere umano illuminato: ciò vale per un pittore che trasmette emozioni mescolando i colori su una tela, per uno scultore che intaglia un blocco di pietra estraendone una figura elegante o inquietante e, in fine, per uno scrittore che macchiando d’inchiostro los tesso foglio inanimato degli origami, parla direttamente all’anima del lettore con una poesia o un’intera plaquette. È il caso della poeta honduregna Perla Rivera che, col suo primo libro, “Sueños de origami” pubblicato dalla Goblin Editores, irrumpe nella scena letteraria mondiale con un libro destinato a lasciare un segno, vediamo perché.
Dalla copertina del libro, una grú d’origami, si tiene delicadamente in equilibrio su di una sola gamba: è un equilibrio precario , lo stesso che si respira per tutto il libro. L’insieme di poesie presentate offre una sensazione extremamente unitaria, una stessa tensione che lega, sostiene ed evoca immagini da ognuno dei versi: una città grigia (“ciudad confusa” e “calle de concreto”), sconosciuta pur essendo la propria città, inquieta la poeta circondandola; gli stessi abitanti di sempre non la riconoscono: “El vendedor de periódicos/ -acostumbrado a saludarme-/ olvida mi nombre”, il paesaggio di sempre deviene una sterile palcoscenico di “buses” e “cipreses”. La città è il corpo stesso della scrittrice, percorso da una senzazione di estraneamento e lontananza, nominato solo attraverso i suoi contenitoi estreñí: la pelle (“lagos son los poros de mi piel”) e i vestiti (“Me visto con la sonrisa ajustada/ y mi chaqueta de siempre” o “un vestido rasgado” o “tus camisas”). La poeta rinunia alla sua spontaneità e alla sua innocenza, veste per l’occasione una maschera di smorfie, per soprvvivere alla crudeltà dei giorni. Ma esiste, nella fitta nebbia angosciante di quest città crudele, uno spiraglio di luce: l’amore, come unica salvzza possibile, unico bagliore che mette al riparo dall’illusione e dall’isolamento. È un affidarsi completo al sentimento assoluto: “He aprendido a morir con certidumbre/ a sonreír en silencio/ y a ver a través de las únicas ventanas/ que amanecen para mí; / tus ojos”. Questo primo libro di Perla Rivera, costituito per la maggior parte da poesie brevi e delle prose poetiche alla fine, è intenso ed emozionante fino alle ultime pagine, senza risparmiare al lettore lo sprofondare nell’angoscia ma lasciando anche una fessura aperta ad un luminoso avvenire: “de nuevo estoy junto al borde, eligiendo barcos y retomando el canto”. C’è un nuovo inizo possibile, un cammino diverso che si apre per l’autrice, messa al riparo da un amore nuevo, sensuale (“La armonía de tu cadera/ nos une”) e la speranza e la sicurezza che le conferiscono i suoi stessi versi: “y cada noche/ un verso me recoge en el vacío”.

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