domenica 16 agosto 2015

Ventanas Quebradas, Rodrigo Verdugo Pizarro, Olga Cartonera, Santiago de Chile, 2014. Di Federica Volpe

La poesia di Rodrigo Verdugo Pizarro (Chile, 1977) è una poesia che attinge all'affresco poetico della sua nazione, e che al contempo si rinnova, proponendoci delle immagini che si susseguono e ci sorprendono.

Il suo stile surrealista, infatti, destabilizza il nostro cercare di comprendere sempre e comunque l'immagine poetica, la quale invece ci investe con tutta la sua forza vitale insieme al suono, che fa da benzina di questa macchina strana ma ben costruita.

Si respira in tutta la raccolta un'aria solenne ed inquietante. La voce di Verdugo è cadenzata e arriva all'orecchio nella perfezione di una preghiera o di una marcia. L'inquietudine si manifesta in immagini come quella del demonio coagulado, della calavera del sol, o anche nella totalità della breve poesia intitolata Sábado: “Se abrazan hasta podrir el sol”.

La presenza costante del sangue (“El oxido conquista temblores de sangre”; “Si esta noche, la eternidad se arriesga en nuestra sangre /Y antes que yo el desciframiento cubre tu cuerpo.”; “Solo sabes de un ensimismamiento de labio en las / amplitudes de la sangre”) ed il richiamo alle ossa (“la calavera del sol”; “Meto uno de mis huesos dentro del animal, / Para la reprogramación.”) sottolineano il legame che rimane con la corporalità, nonostante le immagini siano spesso irreali e ci trascinino in un vortice lontano, fatto di irrazionalità e sensazioni.

E' anche forte la presenza dell'elemento naturale, rappresentato da una materia ricorrente ed immobile, la pietra ( “como antes cuando las cosas no limitaban con los hombres / sino que el tiempo limitaba con la piedra, limitaba con la luz / y piedra y sangre por igual buscaban legitimar el rayo”; “entonces verán que a sus pies llegan piedras comunicantes. / «Estas piedras comunicantes se verán muy bien en las mesas», dicen.”) ed una mobile, il mare, sempre agitato da onde e spuma (“Fumas a la orilla del mar, te gusta que el humo se pierda en el horizonte / No sabes cómo has llegado aquí / Solo sabes de un ensimismamiento de labio en las amplitudes de la sangre / Toda esa des fundación que callan las espumas.”).

Anche la finestra, che è presente anche nel titolo di questa raccolta, si ripropone al suo interno: “«Harán juego como lo hacen las ventanas / con la transparencia que hay allá abajo», dicen.”; “Estallan los vidrios de la casa / Y el techo se cubre de palomas. // Después: sólo pálidos poderes.”

Verdugo, però, sa di offrirci solo “Ventanas quebradas”, finestre rotte, ovvero squarci che ci permettono di vedere fuori (o dentro), di cogliere la poesia profonda delle cose, pur nel limite della loro (im)possibilità.

(Federica Volpe)

sabato 15 agosto 2015

MADRE COQA di JUDITH SANTOPIETRO (Náhuatl, Messico) da LUNA CALANTE Plaquette Monografica Poeti di Popoli Originari d'America 2015

MADRE COQA:


el verde y la lejía,
hoja secreta y juzgada
hoja que nos alimenta de tanta estirpe divina
su sangre verdosa escurre desde las nervaduras
Madre Coqa
Madre que lee el porvenir de un día
atravesado por el rayo y la luna,
hoja antigua nutriendo los polvos citadinos,
madre aniquilada en los acantilados de una guerra,
en estas laderas del mundo,
en cada frontera norte y sur
como la pampa blanca del salar
como la procesión equinoccial
de un pueblo bajo los minerales
de la asfixia dentro de las minas
de las palabras que aguardan siempre
Madre coqa
enséñanos la savia verde de tus palabras
madre de los alcaloides verdes
divina pasta de coca.


MADRE COQA:

il verde e la pietra di lisciva,
foglia segreta e giudicata
foglia che ci sfama da tanta stirpe divina
il suo sangue verdognolo scorre dalle venature
Madre Coqa
Madre che legge il futuro di un giorno
attraversato dal raggio e dalla luna,
foglia antica che nutre la polvere cittadina,
madre annichilita nelle scarpate di una guerra,
sui pendii del mondo,
ad ogni frontiera nord e sud
come la pampa bianca della salina
come la processione d’equinozio
di un popolo sotto ai minerali
dell’asfissia dentro alle miniere
delle parole sempre in attesa
Madre coqa
mostraci la linfa verde delle tue parole
madre degli alcaloidi verdi
divina pasta di coca.

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giovedì 13 agosto 2015

NELLA TERRA di HUGO JAMIOY (Camëntsá, Colombia) da LUNA CALANTE Plaquette Monografica Poeti di Popoli Originari d'America 2015

EN LA TIERRA

No es que esté obligando
a mi hijo
a trabajos forzados
en la tierra;
solamente
le estoy enseñando
a consentir a su madre
desde pequeño.


NELLA TERRA

Non è che io stia obbligando
mio figlio
ai lavori forzati
nella terra;
solamente gli sto insegnando
ad accondiscendere a sua madre 
fin da piccolo.


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mercoledì 12 agosto 2015

Poesia di PASCUAL FELIPE TZ’KIN (Maya Tujaal, Guatemala) da LUNA CALANTE Plaquette Monografica Poeti di Popoli Originari d'America 2015

Se oyen voces
Por los caminos y veredas
Por las montañas y volcanes
Por los ríos, lagos y mares
Se oyen voces
En las ciudades ancestrales
En los cementerios
En la conciencia
Son las voces ancestrales
Son las voces de la memoria
Son las voces de nuestra madre tierra.


Si sentono voci
Per le strade e i marciapiedi
Per le montagne e i vulcani
Per i fiumi, laghi e mari
Si sentono voci
Nelle città ancestrali
Nei cimiteri
Nella coscienza
Sono le voci ancestrali
Sono le voci della memoria 
Sono le voci di nostra madre la terra.


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martedì 11 agosto 2015

SOGNO SVEGLIA di NEGMA COY (Maya Kaqchikel, Guatemala) da LUNA CALANTE Plaquette Monografica Poeti di Popoli Originari d'America 2015

SUEÑO DESPIERTA


Como en mi otra vida
las abuelas y yo
chulas como siempre
estábamos de jade y plumas

le danzamos a mamá tierra
le cantamos a papá lluvia
saludamos a las hermanas estrellas
y nos bañamos con la abuela luna

de pronto
en lo más alto de un pino
nos hallamos
y el viento pintaba nuestras mejillas

descendimos lentamente
yo temblaba al principio
pero en el espacio
me desnudé
y las abuelas bordaron en mi piel
los hilos de coraje y ternura.


SOGNO SVEGLIA

Come nella mia altra vita
le nonne ed io
belle come sempre
eravamo di giada e piume

abbiamo ballato per la mamma terra
abbiamo cantato per papà pioggia
abbiamo salutato le sorelle stelle
e abbiamo fatto il bagno con nonna luna

improvvisamente
sulla cima di un pino
ci siamo ritrovate
ed il vento dipingeva le nostre guance

siamo scese pian pianino
io tremavo all’inizio
ma nello spazio
mi sono tolta i vestiti
e le nonne hanno ricamato sulla mia pelle
i fili di coraggio e tenerezza.


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lunedì 10 agosto 2015

OCCHI NERI di MARÍA ISABEL BUGNON (Mocoví, Argentina) da LUNA CALANTE Plaquette Monografica Poeti di Popoli Originari d'America 2015

OJOS NEGROS


Ojos negros como la noche que los cobija.
El indio trepó al bagual del tiempo,
salió por esos campos de esperanzas
jineteando a la cruel realidad.
Ojos negros como la noche que los cobija.
Brotan dos lágrimas que brillan
como las estrellas.
En corcovos de sueños
fue internándose en el espejo de la laguna,
donde la luna pasea su melena plateada.
Ojos negros como la noche que los cobija


OCCHI NERI

Occhi neri come la notte che li protegge.
L’indio è salito sul cavallo selvaggio del tempo,
è andato su per i campi di speranza
montando la crudele realtà.
Occhi neri come la notte che li protegge.
Fuoriescono due lacrime che brillano
come le stelle.
Sulle gobbe dei sogni
si è adentrato nello specchio della laguna,
dove la luna porta a spasso la sua chioma argentata.
Occhi neri come la notte che li protegge.


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