venerdì 7 agosto 2015

NORAH LANGE: LA METAFISICA DELL’OMBRA

Norah Lange, al secolo Berta Nora Lange (Buenos Aires 1906 -1972) nacque in una famiglia benestante, quarta di sei figli, da padre norvegese e madre irlandese. Poeta e autrice d’avanguardia, fu una figura di spicco nel panorama letterario della Buenos Aires tra gli anni Venti e Trenta. Fu amata da Jorge Luis Borges, a cui però preferì Oliverio Girondo, con il quale si sposò nel 1943. La delusione si Borges fu così cocente (Girondo, oltre ad essere il suo antagonista in amore lo era anche in ambito artistico) che per trent’anni fece tacere la sua voce poetica, preferendo dedicarsi alla prosa.
Norah Lange aderì al movimento ultraista argentino che si proponeva una trasformazione estetica e linguistica vicina al Surrealismo, anche se meno radicale. Fu proprio Jorge Luis Borges a stilare i canoni di questa nuova corrente letteraria che privilegiava:
- La riduzione dell’elemento lirico al suo elemento primordiale, la metafora
- La totale cancellazione delle frasi esplicative, delle congiunzioni, degli aggettivi inutili
- Eliminazione degli artifizi ornamentali, dei confessionalismi, circostanzialismi, prediche e nebulosità portate agli estremi
- La sintesi di due o più immagini in una, ampliandone così la suggestività
Nelle opere di Norah Lange si percepisce con chiarezza l’adesione a questi canoni che rendono la sua scrittura agile, elegante e concentrata.

Il suo primo libro di poesie “La calle de la tarde” è del 1925 a cui seguiranno “Los dias y las noches” (1926), “El rumbo de la rosa” (1930), la novella “Voz de vida” (1927) e il romanzo, all’epoca definito scandaloso, “45 dìas y 30 marineros” (1933). In seguito scriverà “Personas en la sala” (1950) e “Los dos retratos” (1956). Nel 1958 ricevette il Gran Premio de honor e medalla de oro dalla Società Argentina degli Scrittori. Nel 1972, anno della sua morte scrive la novella “El cuarto de vidrio”.

Viaggiatrice instancabile, insieme al marito Oliverio, sempre tesa all’esplorazione di mondi sconosciuti dentro e fuori di sé, come testimonia la sua poesia, che si fa cifra dell’inquietudine esistenziale, tesa verso una ricerca inesausta di nuovi orizzonti, Norah Lange conosce a fondo le infinite possibilità che si celano dietro la parola, soprattutto quando questa viene pronunciata in solitudine. Il potere che sprigiona la parola si modifica, cominciando a trasmutare in qualcos’altro. Come un sasso gettato nello stagno, essa comincia ad espandersi in cerchi sempre più ampi che le danno movimento. E’ un’esperienza che può incutere sgomento, soprattutto se si fa questo esperimento alchemico col proprio nome, come aveva sperimentato lei stessa.

Tema caro alla poesia modernista ispanoamericana e ricorrente nella poesia di Norah Lange è la Notte. Notte intesa come spazio-tempo del Silenzio, dell’Attesa, dell’Oscurità e della Morte, illuminato dalla lontananza imperturbabile degli astri, e in particolare dalla Luna. Si tratta di una Notte che diviene tempo della Rivelazione, del Viaggio interiore. In questo tema caro agli ultraisti, ritroviamo echi della grande poesia mistica di San Juan de la Cruz, dei metafisici inglesi, di Novalis, fino a giungere alla descrizione della Notte di Baudelaire che si espande, profonda ed ambigua, nella grande metropoli parigina.

Nella poesia di Norah Lange che qui presentiamo la Notte ha perduto le sue prerogative di spazio caratterizzato dal Silenzio e dall’Oscurità, per divenire tempo dell’ansia e dell’incompiutezza del vivere. Pur permanendo la dimensione malinconica, l’Io poetico scompare, per cedere il posto ad una frammentazione inquietantemente metafisica. La piazza si dilata lievitando nei suoi dettagli architettonici, fino ad offrirsi allo spettatore in una sorta di visione sinestetica.

VERSOS A UNA PLAZA

La tarde muere como una eremita.
Sobre la espalda de la noche
el cielo se estremece apretado de estrellas.

La noche crispada y lenta
se apega a los faroles,
pequeños y suaves como una luna nueva.

Plaza: sobre tu umbral de sombras su voz sube como una letanía
al silencio verde de tus árboles.

Los caminos son temblores de dicha bajo la llamarada azul de tanto cielo.
La ciudad se rompe bruscamente
contra el regazo de tus esquinitas verdes.

Cuántas promesas murieron bajo el crucifijo de tinieblas mientras la noche silenciaba los caminos
y el olvido florecía como una rosa
sobre el lugar de la cita!

Plaza: tienes la tristeza humilde
de una tarde grande y quieta con alas de ceniza,
y los paisajes son demasiado altos para tu corazón de campo!

Norah Lange (da Los días y las noches, Buenos Aires, 1926)

Norah Lange, grazie alla limpidezza della sua prosa e alla capacità visionaria della sua poesia, è una figura emblematica della Buenos Aires della prima metà del secolo scorso, città affascinate e molteplice, a tratti spaesante proprio perché in grado di accogliere in sé tutti i popoli e tutte le etnie in una sorta di Athanor cosmopolita.

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