sabato 30 settembre 2017

Recensione di Lucia Guidorizzi al film del regista messicano Guillermo del Toro vincitore alla mostra del cinema!

LA BELLEZZA DEL MOSTRO

“THE SHAPE OF THE WATER” FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO ALLA 74esima MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA


Il film del regista messicano Guillermo del Toro, vincitore della 74 esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, appartiene al genere fantasy-horror ed affronta con grazia e leggerezza importanti temi d’attualità.
Il regista, che ha dedicato il premio a tutti i registi ispano-americani, ha dichiarato che bisogna mantenere intatta la purezza e l’idealismo delle proprie passioni, continuando ad aver fede in tutto ciò in cui si crede.
La vicenda, ambientata ai tempi della Guerra Fredda, si svolge a Baltimora.
Elisa, una giovane muta che lavora come donna delle pulizie presso un laboratorio di ricerche aereospaziali, scopre che in una stanza dell’edificio è tenuta segregata una mostruosa creatura anfibia, catturata in Amazzonia, che ricalca per certi aspetti il leggendario uomo-branchia ne “Il mostro della Laguna Nera”, film del 1954 girato da Jack Arnold.
Elisa ne resta affascinata, ed instaura con questo essere una comunicazione profonda, scoprendo che è dotato di intelligenza e sensibilità.
Tra i due nasce una reciproca intesa che sfocia in vero e proprio amore.
Quando Elisa scopre che il mostro è destinato ad essere sacrificato alla scienza, e sarà usato per fare esperimenti di vivisezione, si oppone a questa logica spietata e decide che lo salverà ad ogni costo, restituendogli la libertà.
La vicenda, da questo momento in poi, si snoda in una serie di fughe, inseguimenti, sparatorie e colpi di scena continui.
Accanto ad Elisa, complici e solidali nel compiere l’impresa impossibile ci sono Zelda, collega di lavoro afroamericana e Giles, vicino di casa omosessuale, amante dei gatti e poco apprezzato nella sua professione di disegnatore pubblicitario.
Alla fine la creatura anfibia, che forse è per davvero una divinità come affermavano gli indios amazzonici, riconquisterà la sua libertà e porterà con sé nelle acque l’Amata (viva o morta non si sa).
La storia, ha un ritmo appassionante, anche se a tratti si fa un po’ troppo strappalacrime e zuccherosa e risulta un mix tra la fiaba di Bella e la Bestia e quella della Sirenetta.
“The shape of the water” è una parabola sulla diversità con risvolti ambientalisti.
La fanciulla muta, l’afroamericana e l’omosessuale, ognuno portatore di una forma di diversità, decidono di tutelare la bellezza del mostro, creatura rara e affascinante. 
L’atmosfera del film è tutta permeata dai toni del verde e dell’azzurro che evocano le profondità acquatiche e gli abissi dell’inconscio.
E’ un film che fa sognare, ricco di belle immagini e, anche se un po’ troppo politically correct, risulta comunque godibile e coinvolgente, pertanto la sua vittoria è meritata.


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