sabato 17 marzo 2018

STELLA DIAZ VARIN

STELLA DIAZ VARIN: LA REGINA DELLA CATASTROFE 


Non si può rimanere indifferenti davanti a Stella Diaz, soprannominata la Colorina per via della sua chioma fiammeggiante, una delle poetesse cilene più importanti della seconda metà del XX secolo. Sontuosa ed eccessiva in vita come in poesia, ogni sua azione è stata un atto poetico e al tempo stesso fisico. Ogni sua parola, ogni suo verso, producono stilettate profonde, aprendo squarci su mondi visionari. 
La sua esistenza è stata un vivere poeticamente a 360 gradi, affrancandosi da ogni bagaglio ermeneutico, critico e stilistico, per sperimentare su se stessa quanto la poesia sia in grado di trasformare lo stato delle cose. 
La potenza magnetica che le deriva da una voce rauca, quasi maschile, dissonante, con la quale declama i suoi versi, filosofici e visionari al tempo stesso, il suo carattere polemico e conflittuale, i suoi eccessi alcolici ed artistici, hanno portato alcuni critici a definirla una versione cilena e femminile di Bukowski. 
Eppure Stella Diaz è molto di più: è una donna poderosa che non scende a compromessi, un’anticonformista ad oltranza a cui piace condurre il gioco della vita intrecciandolo con quello dell’arte, una dama surrealista dalla chioma fulva che sa osare oltre se stessa. 
Nel panorama della poesia cilena degli anni Cinquanta, rappresentato in prevalenza da voci maschili, la sua personalità turbolenta e la sua vena creativa lasciano un segno indelebile. 
La vitalità del suo linguaggio le deriva dall’affrontare temi fondamentali come la morte, la solitudine, l’importanza del legame tra vita ed azione politica. 

Stella Diaz nasce a La Serena nel 1926 da una famiglia della classe media, il padre, anarchico, trasmette alla figlia il suo ideale politico, mentre la madre muore presto. 
Nel 1949 si trasferisce a Santiago per intraprendere gli studi di medicina, poi interrotti e vive in una pensione vicino all’antico Istituto Pedagogico. 
In quegli anni partecipa alla vita culturale della capitale, frequenta i caffè Iris e el Bosco dove conosce Jorge Tellier, José Donoso, Pablo Neruda, Alejandro Jodorowsky e Nicanor Parra che le dedica la poesia “Vampira” (con questi ultimi due intreccerà una relazione). 
Di lei scrive Alejandro Jodorowsky ne “La danza della realtà”: “Il mio incontro con Stella fu di fondamentale importanza. Grazie a lei sono passato dall’atto concettuale, creazione mediante parole ed immagini, all’atto poetico.” 
Alejandro Jodorowsky ne ricorda alcuni versi che s’impressero nella sua memoria a lettere di fuoco. 
“La mujer que amaba a las palomas en éxtasis de virgen y ammantaba lirios por la noche con su pezon dormido, sonaba adosada a la pared y todo parecia bello sin serlo.” 

Nel 1950 si sposa con l’architetto Luis Viveros. 
Nel 1953 pubblica, autoeditato, ed illustrato dal marito “Sinfonia del hombre fosil.” 
Nel 1959 pubblica “Tiempo, medida imaginaria” edito dal Gruppo Fuego. 
Nel 1960 conosce, grazie a Nicanor Parra, Allen Ginsberg e lo ospita nella sua casa. 
Il 1973 è l’anno del golpe di Pinochet. 
Nel 1992 pubblica “Los dones previsibles” edito da Cuarto Proprio. 
Negli anni successivi riceve molti premi e riconoscimenti in Cile e a Cuba. 
Il 13 giugno 2006 Stella Diaz muore a Santiago del Cile, dieci anni dopo che le era stato diagnosticato un cancro al seno. 

Il documentario “La Colorina” (2008) di Fernando Guzzoni, racconta la sua vita sia nell’ambito letterario che esistenziale, diffondendosi sul carisma della sua figura mitica, mentre nel film “Poesia sin fin” (2016) di Alejandro Jodorowsky, l’autore racconta la storia della loro relazione, mettendo in luce il carattere eccentrico, geniale ed esuberante di Stella. 
Lunatica, ribelle e irriverente, la sua è una poesia di ampio respiro, una discesa inarrestabile nell’inconscio, in un mondo occulto generato da un magma tellurico ed astrale. 

PROFECÍA

Las grandes ausencias amenazan
Cuando los sirlos
Esos bellos pájaros
Emigran
Y la lejanía hiere sus alas
El hombre no lo sabe
Porque duerme
Oculto por causa de la luz
Para no prever la muerte.
Entrega el dominio de sus sueños
Y emancipa el caos
Y pierde el poder
sobre su propio río
que lo recorre en longitud.
Los abismos se acercan
Y las múltiples aguas
Devienen creaturas de espanto.
Uncido al gran anillo
Olvidará su trayectoria astral
su fecundidad perecedera.
Ocurrió
Que cerró las pupilas ante la luz
Y no estuvo más allá
De las cosas presentes
Ni creó una analogía superior
a la distancia entre los astros
Ni escuchó el soberano mandamiento
De crear al hombre verdadero.
Olvidado en el tiempo
Aún persistirá en creer
que fue un símil de su conciencia.

Lucia Guidorizzi

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