lunedì 27 agosto 2018

Recensione a “Nudo” di Perla Rivera, Malpaso ediciones, Tegucigalpa, 2017


di Silvia Favaretto

La copertina bianca dell’edizione di Malpaso di questa nuova raccolta poetica di Perla Rivera ci mostra un ditale, guscio fatto per proteggere il nostro dito dall’ago acuminato. Tuttavia la poeta lascia il ditale lì sulla copertina del libro e offre le sue tiepide carni in sacrificio agli aghi dell’amore e del ricordo. Non ha paura della sofferenza, Perla Rivera, quando scrive lunghi versi d’addio all’”uomo dalla camicia a quadri”. Il suo gatto la osserva con tenerezza e l’accarezza mentre la scrittrice fa una ricerca acuta nel suo corpo e nella sua memoria, all’interno del suo passato. Pochi poeti hanno saputo scandagliare la propria agonia con tanta lucidità. Solida nella sua scrittura, nella testardaggine e disobbedienza che sono le migliori eredità ricevute dai suoi genitori, Perla affronta la fine di un amore, sapendo bene che nella sua carne si agita la vita, che l’insonnia non potrà spegnere la sua passione, che è proprio la sua scrittura quella che, definitivamente, la fa resuscitare.

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