lunedì 27 agosto 2018

Recensione a “Retratos mal hablados” di Leonel Alvarado, Casa de las Américas, La Habana, 2014


di Silvia Favaretto

Chi si avvicina alla poetica dello scrittore honduregno Leonel Alvarado non può non rendersi conto di essere di fronte a uno dei più fondamentali padri letterari della nostra epoca. Alvarado è il poeta vivente centroamericano che ha maggiormente influenzato un’intera generazione di giovani scrittori e sfogliando “Retratos mal hablados” se ne capisce immediatamente il perchè. Di verso in verso il poeta dipinge e pennellate vivide ritratti di persone a lui vicine (il padre, il fratello, il figlioletto dell’amico) con una scrittura diretta e appassionante, in un modo così efficace da farci sentire di conoscere la persona di cui parla, o ancor meglio di avvertire le stesse sensazioni di vicinanza che dichiara il poeta. Un affetto autentico si spreme da queste poesie, ogni parola sgocciola sentimento vero, brutale e intenso e le parole mai retoriche, mai scontate, ci accompagnano in questa passeggiata fra la quotidianità delle relazioni dello scrittore con il mondo. Questa edizione, in particolare, è frutto della menzione ricevuta dal poeta nel prestigioso premio Casa de las Américas, trionfo che lo colloca – a ragione- tra i più venerati scrittori della sua generazione.

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