lunedì 1 ottobre 2018

"La catastrofe del vivere e due donne sopravvissute al naufragio" di Lucia Guidorizzi

La 75esima Mostra del Cinema del Lido di Venezia celebra ancora una volta il trionfo del Messico con il film “Roma” del regista Alfonso Cuaròn. 

Foto dal web
A premiarlo è il connazionale Guillermo del Toro, presidente di giuria e regista, vincitore nel 2017 del Leone d’oro con il film “La forma dell’acqua”. 
Un trionfo meritatissimo, che ci offre la possibilità di gustare un’opera di grande qualità, elegante nel suo bianco e nero, con riprese geniali ed angolature che ci restituiscono il piacere del grande cinema. 
Roma è il nome di un quartiere residenziale ubicato nel centro di Città del Messico: in una delle sue case negli anni Settanta vive una famiglia borghese presso la quale lavorano come domestiche Cloe (Yalizta Aparicio) ed Adela, (Nancy Garcia), due ragazze indie che vediamo intente fin dall’inizio nello sbrigare le faccende. 
La vita scorre tranquilla, fino a quando una catastrofe si abbatte sulla famiglia: il marito di Sofia (Marina de Tavina) e padre dei suoi tre figli, si allontana da casa, apparentemente per motivi di lavoro, in realtà per raggiungere l’amante, abbandonando definitivamente la moglie. Sofia cerca di salvare le apparenze facendo finta che la vita continui come sempre, ma in realtà è devastata dall’accaduto. 
Nel frattempo, Cloe inizia a frequentare il cugino senza scrupoli del fidanzato di Adela, che la metterà incinta per poi abbandonarla. 
Le due donne così si ritrovano a vivere due drammi paralleli e cercano di fronteggiare insieme le difficoltà. 

Mentre si snodano queste vicende, l’acqua domina le scene: acqua per pulire il pavimento, acqua per rigovernare i piatti, acqua per fare il bucato, acque del parto che si rompono, acque agitate del mare che travolgono. Acque che annientano ed acque che salvano. 
Acque del fiume in piena della vita. 
Cataclismi privati e cataclismi collettivi scandiscono le vicende del film. A Cloe si romperanno le acque durante un terremoto che avviene nel mezzo di una manifestazione politica seguita da una sparatoria, mentre si trova in un negozio con Sofia per comprare una culla al nascituro, perderà il bambino che nascerà morto. 
Nel corso di una breve vacanza al mare, insieme a Sofia e ai suoi figli che Cloe, pur non sapendo nuotare, riuscirà a salvare dall’annegamento, le due donne tornano a casa, nel quartiere Roma, ritrovando in un qualche modo l’equilibrio e la serenità. Sono due donne abbandonate che, imparando a loro spese a fronteggiare le incognite e gli agguati dell’esistenza, si fanno forza reciprocamente e così la vita continua. 
“Siamo sempre sole, lo sai?” dice Sofia a Cleo e da questa frase inizia la loro presa di coscienza. 

Nello scorrere del disastro individuale, si affiancano disastri collettivi: incendi, terremoti, sparatorie, che manifestano l’essenza violenta della vita stessa. 
Foto dal web
“Roma” per certe sequenze ed atmosfere ricorda immagini del cinema di Fellini, ma anche il linguaggio surrealista dei film di Bunuel e Jodorowsky. 
Si tratta di un bellissimo film, pieno di delicatezza e contrasti, intriso di amara ironia per la condizione umana, pervaso da una limpidezza di sguardo che permette di assaporare dettagli ricchi di poesia. 
Il linguaggio del regista Alfonso Cuaròn è potente ed incisivo, mai retorico, visionario, surrealista e realista al tempo stesso e ci offre un messaggio di speranza: dopo ogni caduta ci si rialza e si riprende il cammino.


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