venerdì 4 ottobre 2019

Maria Eugenia Vaz Ferreira

LA VOCE DAL FONDO DEL POZZO

Maria Eugenia Vaz Ferreira nasce in una famiglia amante della cultura e della letteratura a Montevideo il 13 luglio 1875 e muore a Montevideo il 20 maggio 1924. Poeta, musicista ed insegnante uruguaiana, contemporanea della sua connazionale Delmira Agustini, si sa poco di lei: ha avuto una cattedra di letteratura presso l’Università delle Donne, ma non esistono antologie che raccolgano le sue opere e poche persone la ricordano. Mentre era in vita, furono pubblicate raramente sue poesie ed il poco che rimane di lei fu pubblicato postumo grazie al fratello, Carlos Vaz Ferreira, professore di letteratura.

La sua personalità eccentrica ed il suo carattere indipendente ne fanno una figura isolata e solitaria: amava fare lunghe passeggiate in solitudine per le strade di Montevideo. 

Gli ultimi anni della sua vita furono funestati dalla follia che contribuì ad isolarla sempre più dal mondo, facendola sprofondare in un’oscurità senza ritorno. 

La sua opera si può considerare metafisica, i suoi versi sono intrisi di passione, di morte, di speranza e di mistero. Ricorrono nella sua poesia metafore, similitudini ed il suo linguaggio è caratterizzato da una grande forza poetica e visionaria che si condensa attorno al nucleo del simbolico. Irrompe nelle sue liriche un sentimento di amarezza nei confronti dell’esistenza e sono ricorrenti le immagini della notte e della tenebra. Amava la letteratura germanica e questo amore la portò a studiare la lingua tedesca per poter leggere le poesie di Heinrich Heine in lingua originale. Nutriva anche un grande amore per la musica ed i suoi compositori preferiti erano Wagner e Chopin. 

La sua produzione poetica si può dividere in tre tappe: la prima stagione della sua poesia ha caratteristiche neoromantiche, la seconda rivela l’influenza con altri poeti suoi contemporanei ed è legata al modernismo e la terza tappa sviluppa una poesia più personale e metafisica che esalta con pathos la sofferenza e l’amore per la vita.

Nei suoi poemi predomina il senso tragico di un’esistenza solitaria e l’amore è vissuto come un desiderio vano e fatale: l’amante è sempre ideale, impossibile da raggiungere, lontano.

Sue opere postume sono: 

“La isla de los canticos”, 1925
“La otra isla de los canticos”, Impresora Uruguayana, Montevideo, 1959 
“Poesias Completas” Hugo J. Verani, Ediciones de la Plaza, 1986

Holocausto

Quebrantaré en tu honra mi vieja rebeldía
si sabe combatirme la ciencia de tu mano,
si tienes la grandeza de un templo soberano
ofrendaré mi sangre para tu idolatría. 

Naufragará en tus brazos la prepotencia mía
si tienes la profunda fruición del oceano
y si sabes el ritmo de un canto sobrehumano
silenciarán mis harpas su eterna melodía. 

Me volveré paloma si tu soberbia siente
la garra vencedora del águila potente:
si sabes ser fecundo seré tu floración, 

y brotaré una selva de cósmicas entrañas,
cuyas salvajes frondas románticas y hurañas
conquistará tu imperio si sabes ser león.


Lucia Guidorizzi

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