venerdì 7 febbraio 2020

Dulce Maria Loynaz

DULCE MARIA LOYNAZ E L’ISOLA DOVE I CICLONI FANNO IL NIDO

L’amore è districare grovigli/di strade nel buio: /l’amore è essere strada ed essere scala.
Dulce Maria Loynaz

La lunga vita di Dulce Maria Loynaz attraversa tutta la storia di Cuba nel Novecento ed è ricca di mutamenti che si ripercuotono sull’esistenza dell’autrice.
Nasce a L ’Avana il 10 dicembre 1902 e muore, sempre a L’Avana, il 27 aprile del 1997.
Figlia del generale Enrique Loynaz del Castillo, eroe della liberazione anticoloniale cubana, ha una famiglia numerosa, ma cresce nel lusso e negli agi e riceve insieme ai fratelli un’istruzione privata, rivelando il suo precoce amore per la poesia.

Pubblica le sue prime opere a diciassette anni sul quotidiano “La Nacion”: “Invierno de almas y Vesperal”. In seguito collabora con numerose altre riviste tra cui “Origenes”, fondata da Josè Lezama Lima e Josè Rodriguez Feo, punto di riferimento fondamentale per i poeti e letterati cubani.
Prosegue gli studi presso l’Università de L’Avana, laureandosi in Giurisprudenza e diventa avvocato.

Nel 1929 compie, insieme alla madre e ad una sorella, un viaggio in Medio Oriente e visita la Turchia, la Siria, la Libia, la Palestina e l’Egitto. Questo viaggio s’imprime profondamente nella sua memoria ed in seguito influenza la sua produzione poetica. In particolare resta colpita dal museo di Luxor e dalla tomba di Tutankhamen e scrive una lettera dagli accenti lirici e romantici al giovane re defunto. “Carte de amor al rey Tut-Ank_ Khamen” (1953).

La sua produzione letteraria è ricca e varia:
nel 1947 pubblica un libro di poesie “Juegos de agua”
nel 1958 “Poemas sin nombre” e il libro di viaggi “Un verano in Tenerife”.
Scrive il romanzo “Jardin: novela lirica” tra il 1928 e 1935 che viene pubblicato in Spagna nel 1951 e che per i temi e le atmosfere è considerato precursore di quella corrente che verrà definita realismo magico, presente negli attuali romanzi ispanoamericani.

Sposa in prime nozze Enrique de Quesada y Loynaz, che Dulce descrive come un bell’uomo, ma povero di spirito e d’immaginazione. Divorziata da lui, incontra e sposa in seconde nozze Pablo Alvarez de Canas, un emigrante proveniente dalle Canarie, poverissimo, ma che fa fortuna e raggiunge il successo affermandosi come cronista sociale, fino ad essere considerato il miglior giornalista di Cuba. Nel 1959 Pablo Alvarez abbandona Cuba per e tornA nell’isola solo nel 1974 per morirvi.

Dulce Maria vive con dolore questa lontananza da Pablo col quale condivideva l’amore e la passione per l’arte e la cultura e questa sofferenza unita anche ai profondi rivolgimenti legati alla Rivoluzione cubana, inducono Dulce Maria Loynaz a chiudersi in isolamento e in un profondo silenzio, autoesiliandosi nella sua residenza di El Vedado che un tempo era stata frequentata da importanti intellettuali e che aveva rappresentato un potente centro attrattivo per la vita culturale dell’isola.
La sua anima era divisa tra Cuba, la sua patria e le isole Canarie, che aveva imparato ad amare attraverso gli occhi del suo sposo.

In una poesia parla così della sua isola natale: “Isola mia, isola fragrante, fiore d’Isola, tienimi sempre, cullami sempre, dimentica una per una tutte le mie fughe e riservami l’ultima sotto un poco di sabbia soleggiata... sulla riva del golfo dove tutti gli anni i cicloni fanno il loro misterioso nido”. 
Pur ricevendo numerosi inviti in Spagna e negli Stati Uniti, non abbandona mai la sua isola, alla quale si sente profondamente legata.
La mistica, la magia, l’enigma e il mistero avvolgono soprattutto gli anni della sua maturità e vecchiaia, dando luogo a numerosi aneddoti sul suo conto.
Le sue ultime opere sono “Poemas escogidos” (1985), “Bestiarium”, “La novia de Lazaro” (1991) e “Poemas naufragos” (1992).

Muore per arresto cardiaco all’età di novantacinque anni e viene sepolta nel Pantheon di famiglia.
Ai suoi funerali parteciparono importanti rappresentanti dell’ambiente politico e culturale cubano, ma soprattutto il popolo che riconosceva in lei una figura significativa della poesia cubana. Nel corso delle esequie, per renderle onore fu recitata una parte di un suo lavoro grazie al quale aveva le era stato conferito il premio Cervantes nel 1984.

“Un poeta è qualcuno che vede al di là del mondo che lo circonda, più addentro del mondo interno e inoltre deve unire a queste due condizioni una terza più difficile: far vedere quello che lui vede”. 
Così definiva l’essere poeta Dulce María Loynaz e la sua poesia ha saputo far vedere l’invisibile.

La balada del amor tardío

Amor que llegas tarde,
tráeme al menos la paz:
Amor de atardecer, ¿por qué extraviado
camino llegas a mi soledad?

Amor que me has buscado sin buscarte,
no sé qué vale más:
la palabra que vas a decirme
o la que yo no digo ya…

Amor… ¿No sientes frío? Soy la luna:
Tengo la muerte blanca y la verdad
lejana… -No me des tus rosas frescas;
soy grave para rosas. Dame el mar…

Amor que llegas tarde, no me viste
ayer cuando cantaba en el trigal…
Amor de mi silencio y mi cansancio,
hoy no me hagas llorar.


Lucia Guidorizzi

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