giovedì 25 giugno 2020

Carmen Yanez

CARMEN YANEZ: PERDERSI E RITROVARSI NEL TEMPO DELLA POESIA

Abbiamo sentito parlare di Carmen Yáñez e della sua poesia in occasione della scomparsa di suo marito, lo scrittore cileno Luis Sepúlveda, morto lo scorso marzo per Coronavirus. I due si trovavano in Portogallo a Povoa de Varzim, per un Festival di Letteratura, quando a fine febbraio avevano manifestato i primi sintomi del Covid. Mentre Carmen è riuscita a superare la malattia, lui non ce l’ha fatta. La loro storia, che è insieme un sodalizio culturale, intellettuale ed amoroso, inizia tanto tempo fa: Luis «Lucho» e Carmen «Pelusa», si sono conosciuti da ragazzini in Cile. Lei, nata nel 1952 a Santiago del Cile, racconta: «Avevo quindici anni quando conobbi Lucho, tre meno di lui. Era stato mio fratello a presentarci. Luis – barba folta e capelli lunghi – all’epoca era una specie di hippie». Luis fa parte della sezione più battagliera del partito socialista, in seguito ne entra a far parte anche Carmen che poco dopo resta incinta. I due si sposano giovanissimi, l’ 11 settembre del 1971: due anni dopo in Cile si scatena l’ inferno con il golpe e la dittatura di Pinochet. Nel 1972 nasce il loro primogenito Carlos, che di secondo nome si chiama Lenin. Il primo ad essere imprigionato dalla dittatura militare è Luis, mentre nel 1975 è Carmen a finire nelle mani della polizia di Pinochet. Incredibilmente scampata all’inferno di Villa Grimaldi (la casa segreta della polizia politica), rimane in clandestinità finché nel 1981, attraverso l’Argentina e sotto la protezione dell’ONU, si rifugia in esilio in Svezia. I due si perdono di vista e le loro strade divergono per lunghi anni. In Svezia Carmen Yáñez inizia a pubblicare la sua poesia. Nel 1982 esce la raccolta "Cantos del camino" e, negli anni successivi, le sue poesie sono pubblicate su riviste svedesi (Signor, Ada, Invandraren) e tedesche (Viento sur). Pubblica anche i trittici "Al aire" (1989) e "Remanso" (1992). Durante la sua permanenza in Svezia, partecipa alla creazione di vari laboratori letterari, dapprima il laboratorio Losche (1986-88) e in seguito "Transpoetas" e "Madrigal", ai quali è tuttora legata. Dal 1990 la sua poesia comincia a essere pubblicata anche in Cile. Carmen non ha mai amato parlare delle torture subite a Villa Grimaldi, il simbolo più crudele degli anni di Pinochet. A parlare di quel periodo dolorosissimo invece sono sempre state le sue poesie. Mentre Carmen risiede in Svezia, in quegli stessi anni lo scrittore vive esule in Germania, ad Amburgo, con la sua nuova compagna tedesca, Margarita. Si sono conosciuti in Ecuador e insieme hanno tre figli. Ma il destino ha altri programmi : «Lucho» e «Pelusa» si ritrovano in Svezia e da lì iniziano a scriversi lunghe lettere e ritrovano quell’affinità e quell’intesa che faceva parte dei loro anni giovanili. Alla fine sarà Margarita, che ha compreso la situazione, a farsi da parte ed a permettere che Luis e Carmen ritornino insieme. A riunirli sono stati il dolore e le ferite della prigionia e dell’esilio. Nel 1997 Carmen si trasferisce insieme a Luis, in Spagna e stabiliscono la loro residenza nelle Asturie. In Italia Carmen Yáñez ha pubblicato cinque libri editi da Guanda: "Paesaggio di luna fredda", "Abitata dalla memoria", "Terra di mele", "Cardellini della pioggia" e "Latitudine dei sogni".

La poesia di Carmen Janez è piena di sofferenza, di vita vissuta intensamente e di speranza indistruttibile. I suoi versi distillano una dolcezza feroce, una selvaggia tenerezza, un amore profondo, armonia e sottigliezza. La sua poesia è discreta, riservata e al tempo stesso capace di penetrare in profondità. La sua delicatezza è forza e grazia insieme. Nella sua scrittura c’è tutto il potere evocativo del simbolico, unito alla capacità di accogliere in silenzio le prove più difficili della vita e di metabolizzarle in poesia.


SOY AGUA

Soy agua.
Voy por abismos y arterias
por las que mis hijos corren
hasta alcanzarme en las fuentes.
Invado playas, pieles
que no se corresponden
con mis cauces y mis ansias.
Fuego de bosques, resina seca
hobueras desafiantes me llaman.

Soy agua
en el pelo de una bruja
que proteje su carne.
Los brazos del fuego
no dejan huellas
sólo cenizas
sobre la tierra incendiada.

Cambio entonces
en el momento del juicio.
Ahora soy agua que arde:
roja lava roja
que ordena actuar
a los volcanes.


Lucia Guidorizzi








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