sabato 14 novembre 2020

CARLOS CASTANEDA: SALTARE NELL’IGNOTO CON INTENTO INFLESSIBILE


Di Carlos Castaneda si è scritto tutto e il contrario di tutto: siamo abituati a sentirlo definire come antropologo, filosofo, stregone, poeta, trickster, sciamano, impostore, ma al di là di queste superficiali attribuzioni, la sua opera rimane una prodigiosa summa della ricerca della conoscenza e del lavoro di affrancamento da ogni condizionamento sociale e culturale.

Contribuiscono ad alimentare questo mito i contorni sfumati della sua biografia e il fatto che durante la sua esistenza si sia sottratto all’interesse mediatico, rilasciando poche interviste e facendosi vedere raramente in pubblico.

Molto spesso ci si limita a considerare gli aspetti sensazionalistici presenti soprattutto nei suoi primi libri “A scuola dallo stregone”, “Una realtà separata” e “Viaggio ad Ixtlan” in cui l’autore racconta di aver fatto uso di sostanze stupefacenti per espandere la coscienza sotto la guida dell’indimenticabile maestro stregone Don Juan, un indiano yaqui. In realtà l’uso delle droghe per Castaneda è un mezzo per ampliare la percezione è un mezzo e non un fine e la sua opera in toto è un invito ad abbandonare i limiti angusti del proprio io e del senso d’importanza personale, a smetterla di lamentarsi indulgendo nell’autocommiserazione, per inerpicarsi per gli aspri sentieri della conoscenza, operando quel “salto” che permette di raggiungere altre dimensioni ed altri mondi possibili.

Tra le varie opinioni che sono state espresse sulla sua opera straordinaria, forse la più significativa e convincente è quella di Octavio Paz che scrive:

“Sono più interessato al lavoro di Castaneda che alle storie riguardo alla sua persona. A chi importa se Don Juan e Don Genaro esistettero veramente? Questo è “pensare povero”. Ciò di cui mi interesso è il lavoro di Carlos Castaneda, idee, filosofia, paradigmi. Se i libri di Castaneda sono fantasia, sono i migliori libri di finzione che abbia mai letto”.
(Octavio Paz, articolo sul “Time”, marzo 1971)

Aprire le porte della percezione, immergendosi in una realtà non ordinaria, sperimentando esperienze destrutturanti e considerate spaventose dalla gente comune, è compito di ogni stregone degno di questo nome. Nel suo primo libro “A scuola dallo stregone. Una via yaqui alla conoscenza” Carlos Castaneda si descrive come un giovane, sprovveduto e zelante studente universitario di antropologia che nell’estate del 1960, nel deserto di Sonora, entra in contatto con Don Juan, diablero ed uomo di conoscenza, per farsi rivelare i segreti della tradizione yaqui. Da questo incontro che diviene una vera e propria iniziazione, Castaneda uscirà completamente trasformato, spingendosi in un viaggio che lo porterà oltre i propri confini e a superare i quattro nemici dell’uomo di conoscenza: la paura, la lucidità, il potere e la vecchiaia.

Ciò che affascina in tutta la sua opera, oltre alla grande componente poetica e filosofica che la caratterizza, è che la si può considerare un vero e proprio percorso di liberazione da tutti quei preconcetti e false credenze su cui è costruita la nostra identità fittizia. Il guerriero degno di questo nome, ovvero l’uomo di conoscenza, deve esercitare un intento inflessibile e considerare la morte come la sua alleata silenziosa nel percorso che lo condurrà alla consapevolezza: non vi sono premi in palio quali potere, fama , riconoscimenti, ma solo il conseguimento della completa libertà dello spirito. Il sistema di pensiero presente nei suoi libri offre una visione tremendamente congruente con le moderne teorie della fisica quantistica, dimostrando una profonda interrelazione tra il mondo della tradizione yaqui e quello dei quanti.

Come tutti gli autentici innovatori e sperimentatori, come tutti quelli che veramente dicono qualcosa di nuovo e destabilizzante, l’opera di Castaneda ha subito molte critiche da parte del mondo accademico ufficiale. Ma a noi poco importa, perché quanto ha scritto è e rimarrà sempre un punto di riferimento imprescindibile per quanti sono alla ricerca di esperienze di oltrepassamento e di cambiamenti radicali che li rendano individui autenticamente liberi.

Carlos Castaneda, in origine Carlos César Salvador Aranha Castañeda nasce a Cajamarca, in Perù il 25 dicembre 1927, il cognome gli viene dato da sua madre, Susana Castañeda Navoa. Adottato in seguito da una famiglia di Los Angeles, Castaneda si trasferisce negli Stati Uniti nei primi anni Cinquanta acquisendone la cittadinanza nel 1957. Nel 1960 si sposa con Margaret Runyan a Tijuana in Messico. Vivono assieme solo per sei mesi, ma il divorzio è formalizzato solo nel 1973. Studia all'Università della California, a Los Angeles, conseguendo la laurea in arte nel 1962 e il dottorato in filosofia nel 1970, o secondo altre fonti in antropologia. Conduce anche viaggi di studio in Italia, in particolare a Milano, dove entra in contatto col regista Federico Fellini che avrebbe voluto girare un film sulla sua straordinaria esperienza, ma che per cause di forza maggiore, deve abbandonare il progetto.

Castaneda muore il 27 aprile 1998 a Los Angeles a causa delle complicazioni derivanti da un cancro. Non ci sono funerali pubblici, il corpo viene cremato e le ceneri inviate in Messico. Solo due mesi dopo appare un necrologio sul Los Angeles Times. Anche la sua fine resta avvolta nel mistero, come la sua vita e la sua opera.

Carlos Castaneda ha scritto i seguenti libri, pubblicati in quest’ordine nell’arco di trent’anni, dal 1968 al 1996, in Italia sono stati tradotti e sono disponibili nell’edizione Rizzoli
• Gli insegnamenti di Don Juan (Milano, Rizzoli, 1999, , pubblicato anche con il titolo A scuola dallo stregone (Roma, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini, 1970)
• Una realtà separata (Milano, Rizzoli, 2000)
• Viaggio a Ixtlan (Milano, Rizzoli, 2000)
• L'isola del Tonal (Milano, Rizzoli, 1997)
• Il secondo anello del potere (Milano, Rizzoli, 2001)
• Il dono dell'aquila (Milano, Rizzoli, 1985)
• Il fuoco dal profondo (Milano, Rizzoli, 1987)
• Il potere del silenzio (Milano, Rizzoli, 2001)
• L'arte di sognare (Milano, Rizzoli, 2000)
• Tensegrità-Passi magici (Milano, Rizzoli, 2004)
• La ruota del tempo (Milano, Rizzoli, 2002)
• Il lato attivo dell'infinito (Milano, Rizzoli, 2000)

“Ma la decisione di proseguire su quella strada o di abbandonarla deve essere presa indipendentemente dalla paura o dall'ambizione. Ti avverto: osserva la strada da vicino e senza fretta, provala tutte le volte che lo ritieni necessario e poi rivolgi a te stesso, e a nessun altro, questa domanda: Questa strada ha un cuore? Le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna parte. Alcune attraversano la boscaglia e altre vi si addentrano. Posso dire di aver percorso strade molto lunghe nella mia vita, ma non sono mai arrivato da nessuna parte. Questa strada ha un cuore? Se ce l'ha, è la strada giusta; se non ce l'ha, è inutile. Nessuna delle due porterà da qualche parte, ma una ha un cuore, l'altra non ce l'ha. Una rende il viaggio felice, e finché la seguirai sarete una cosa sola. L'altra ti farà maledire la vita. Una ti fa sentire forte, l'altra ti indebolisce.“Carlos Castaneda da “Gli insegnamenti di Don Juan”

“Soffermarsi troppo sull’io causa una terribile stanchezza. Un uomo in questa condizione è sordo e cieco a tutto il resto: è la stanchezza stessa a fare sì che non veda più le meraviglie che lo circondano.“Carlos Castaneda da “La ruota del tempo”

“Un cacciatore sa che attirerà sempre la preda nelle sue trappole, perciò non si preoccupa. Preoccuparsi significa diventare accessibile, inconsapevolmente accessibile. E quando ti preoccupi, ti aggrappi a qualsiasi cosa per la disperazione; e quando ti aggrappi, sei destinato a esaurirti o a esaurire coloro ai quali ti stai aggrappando.“Carlos Castaneda da “Viaggio a Ixtlan”

Leggere i libri di Castaneda non è come leggere un romanzo o un saggio antropologico, ma è un’esperienza che cambia irreversibilmente la vita, lo sguardo sul mondo, su se stessi e sugli altri.

Lucia Guidorizzi

1 commento:

  1. Grazie! questo articolo mi ha fatto ricordare cose importanti che avevo dimenticato

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Grazie!